Ogm, significa organismi geneticamente
modificati. Vengono anche definiti organismi transgenici. Si tratta di
animali e piante che hanno un patrimonio genetico artificiale ottenuto in
laboratorio.
In poche parole: il loro Dna, la molecola responsabile della trasmissione
dei caratteri ereditari contenuta nel nucleo di ogni cellula, non è quello
che è stato definito attraverso un lungo cammino evolutivo. Contiene invece
un frammento che è stato scelto, individuato e isolato da un ricercatore.
Questo frammento in realtà non è nuovo, non è stato creato "su misura" e non
è frutto di sintesi.
Può provenire da un patrimonio genetico che può essere antico quanto quello
in cui viene inserito. Ciò che è artificiale è infatti la ricombinazione,
che mescola due patrimoni genetici molto distanti tra loro. L’organismo che
risulta da questa operazione non è necessariamente totalmente diverso da
altri. Spesso anzi apparentemente è identico al suo parente "normale".
Non ci sono per esempio visibili differenze tra un fragola d’orto e una
fragola antigelo. Tranne per il fatto che la seconda, esposta a basse
temperature, non gela. Nel suo patrimonio genetico è stato in fatti inserito
il gene di un pesce antartico che permette ai succhi cellulari di non
congelare anche quando le temperature sono inferiori allo zero.
I produttori di Ogm definiscono questa somiglianza con il termine
"sostanziale equivalenza". Gli organismi, sostengono, non sono
sostanzialmente diversi da quelli che si reperiscono in natura. Sono
modificati, ma non subiscono un’alterazione significativa. Una pianta di
mais resta tale: produce pannocchie gialle, ha le foglie verdi, ha un ciclo
vitale (dal germoglio alla maturazione) che dura circa un centinaio di
giorni. L’unica differenza tra un Bt (mais transgenico contenente la tossina
del Bacillus thuringensis) e una varietà che invece è frutto di un incrocio
tradizionale (il polline di una pianta viene spolverato sui fiori femminili
di un’altra), è che la prima produce in più la proteina del batterio, che
uccide la larva di piralide, il principale parassita del mais.
Il Dna è formato da una fila di mattoni, i geni. I geni sono le unità di
materiale ereditario che determina ciascuna delle caratteristiche di un
organismo. Forniscono alla cellula le istruzioni per sintetizzare le
proteine che, a loro volta, permettono la sintesi di migliaia di molecole
organiche. La gamma di proteine segue uno schema prefissato, che è
caratteristico per ogni specie.
La situazione è dunque paragonabile a quella di un’orchestra. Ci sono
orchestre sinfoniche, da camera, o specializzate in musica jazz. La
differenza tra esse è la composizione degli strumenti (paragonabili ai geni)
e il repertorio musicale che propongono (le proteine).
Se in un’orchestra sinfonica, che ha in repertorio Beethoven, viene inserto
un musicista che suona l’organetto (il gene Bt), l’orchestra resta
sostanzialmente equivalente, ma l’organetto fornisce in più la possibilità
di ampliare la gamma dei suoni.
Perché l’operazione abbia senso però, è preferibile inserire uno strumento
che si armonizzi con quelli preesistenti.
Il problema principale per i genetisti che creano Ogm è proprio quello di
scegliere geni che si armonizzino con quelli dell’organismo che li deve
ricevere. L’operazione è più facile se coinvolge solo un elemento (un gene),
mentre richiede uno studio più complesso se si intende trasferire un tratto
di genoma che comprende più geni.
Per altri informazioni : www.greenpeace.it
e www.greenpeace.ch
(tratto dal libro: Il gene nel piatto,
di Mariella Bussolati e Sabina Morandi)
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